Permanente e stiratura sono i servizi in cui la diagnosi pesa più del prodotto: la stessa gradazione che disegna un riccio elastico su un capello naturale può stressare una fibra decolorata. Qui trovi i criteri per scegliere il sistema giusto e il protocollo per una forma che dura, nel rispetto del capello.

Prima regola: diagnosi del capello e gradazione giusta

Ogni servizio di ondulazione o stiratura parte da mani e occhi, non dal flacone:

  • Capello resistente: grosso, compatto, fatica a prendere la forma; richiede la gradazione più energica.
  • Capello naturale: medio, mai trattato chimicamente; lavora con la gradazione intermedia.
  • Capello trattato: colorato, decolorato o poroso; esige la gradazione più delicata e tempi sorvegliati.

Prima di iniziare fai il test di elasticità su una ciocca bagnata: se il capello si allunga e non torna, la fibra è compromessa e il servizio chimico va rimandato. In quei casi si lavora prima con una ricostruzione, ad esempio un ciclo di botox capillare, e si rivaluta.

Permanente acida, ondulanti graduati e sistemi stiranti: quando usarli

  • Permanente acida: pH più vicino a quello del capello, riccio morbido e naturale; la scelta giusta su capelli sensibilizzati o sottili.
  • Liquidi ondulanti graduati: la soluzione classica per costruire il riccio su capelli resistenti, naturali o trattati, scegliendo la forza in base alla diagnosi.
  • Sistema stirante-permanente: stesso principio chimico, forma opposta: riduce il volume e disegna un liscio duraturo.
  • Neutralizzante: parte integrante di ogni sistema, fissa la nuova forma; senza un fissaggio corretto il lavoro si perde in pochi lavaggi.
  • Pigment out: il sistema per rimuovere il pigmento cosmetico quando il servizio tecnico parte da una correzione colore.

Il protocollo che salva la fibra: avvolgimento, posa, neutralizzazione

  • Lavaggio con shampoo tecnico, senza balsami né maschere: i condizionanti fanno da barriera al liquido.
  • Avvolgimento su bigodini con tensione uniforme: il diametro del bigodino è il diametro del riccio finale.
  • Saturazione ciocca per ciocca e posa controllata con il test del boccolo: si srotola una ciocca e si valuta l'onda, mai andare a memoria.
  • Risciacquo lungo con i bigodini in testa, poi tamponatura accurata.
  • Neutralizzante per il tempo pieno indicato: è il passaggio che decide la durata del risultato.
  • A fine servizio, trattamento ristrutturante e consigli alla cliente: niente lavaggi né trazioni nelle prime 48 ore.

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Domande frequenti

Che differenza c'è tra permanente acida e alcalina?

La permanente acida lavora a pH più vicino a quello del capello: è più delicata e produce un riccio morbido, ideale su capelli trattati o sottili. Le formule alcaline classiche sono più energiche e hanno senso su capelli resistenti. La scelta esce dalla diagnosi, non dalle abitudini.

Perché il neutralizzante è così importante?

Perché richiude i ponti della cheratina nella nuova posizione: è il passaggio che fissa la forma e restituisce coesione alla fibra. Tempi ridotti o risciacqui frettolosi producono un riccio che cade dopo pochi lavaggi e un capello indebolito.

Si può fare la permanente su capelli decolorati?

Solo dopo un test di elasticità e porosità convincente, con la gradazione per capelli trattati e pose sorvegliate a vista. Se la fibra è compromessa, meglio un ciclo ricostruttivo prima e, nel dubbio, rimandare: un riccio si può rifare, una fibra spezzata no.

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